martedì 21 febbraio, 2017
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Stretta sui clandestini: “Basta con i ricorsi, espulsioni immediate dopo la bocciatura dell’asilo”

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Stretta sui clandestini: “Basta con i ricorsi, espulsioni immediate dopo la bocciatura dell’asilo”

Il governo annuncia una nuova stretta sui richiedenti asilo. Si studia un nuovo pacchetto di norme per bloccare i ricorsi dei clandestini espulsi, attualmente si possono fare tre ricorsi, la nuova norma ne prevede soltanto uno. Per ora sono soltanto annunci e chiacchiere, gli italiani aspettano i fatti concreti e soprattutto un blocco degli ingressi.

Il governo Gentiloni sarebbe al lavoro per snellire una volta per tutte le procedure burocratiche che consentono a migliaia di richiedenti asilo di restare per mesi sul territorio nazionale pur senza avere (quasi) nessun speranza di ottenere la protezione internazionale.

Nel pacchetto di norme sul tema immigrazione allo studio del governo, scrive il Messaggero, saranno inclusi nuovi regolamenti per sveltire al massimo l’iter giudiziario per stabilire se gli stranieri che fanno richiesta di asilo ne hanno diritto o meno. Le nuove misure pronte sul tavolo del ministro dell’Interno Marco Minniti e su quello del ministro della Giustizia Andrea Orlando prevedono innanzitutto un solo grado di giudizio per il ricorso di chi decide di contestare in tribunale la decisione delle commissioni territoriali per l’asilo.

Al momento, chi si vede negare la protezione può, almeno teoricamente, fare ricorso in tre gradi di giudizio, spesso avvalendosi del gratuito patrocinio. Con tempistiche bibliche e costi enormi per le casse pubbliche. Rivolgendosi alla commissione Schengen, il Guardasigilli ha ricordato come “nei primi sei mesi dell’anno appena conclusosi sono stati iscritti ben 15mila ricorsi in materia di protezione internazionale, con una tendenza ad aumentare. La durata media dei procedimenti è di oltre cinque mesi.”

Tempi durante cui i migranti sono bloccati in una specie di limbo, senza sapere quale sarà la propria sorte e spesso confinati in strutture di accoglienza completamente inadatte tanto per le loro esigenze quanto per quelle di popolazioni locali e territori.

Con la nuova norma, oltre a diverse misure per l’implementazione delle procedure di riconoscimento, fra cui la reintroduzione e l’aumento del numero dei Cie, per i “diniegati ricorrenti” verrebbe istituito un unico grado di giudizio con tribunali specializzati sul tema.

Ma il vero nodo è la revisione di Dublino III

Lo sforzo, pur lodevole, per velocizzare le procedure burocratiche dello Stato, però, non deve far dimenticare la necessità di una revisione – più urgente che mai – del Regolamento di Dublino, che ancora, nonostante le polemiche, impone che i richiedenti asilo presentino la domanda di protezione internazionale nel primo Paese dell’Unione Europea in cui mettano piede. Una norma disegnata apposta per scaricare tutti gli oneri dell’accoglienza sui Paesi di primo arrivo, come l’Italia e la Grecia.

Una volta rinegoziato Dublino – per quanto si tratti di un obiettivo assai difficile da raggiungere – anche il numero di richiedenti asilo che si presenteranno alle commissioni italiane diminuirà notevolmente. E allora non sarà più necessario ridurre i gradi di giudizio.

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