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PRESIDENZIALI IN FRANCIA, LA PROFEZIA DELL’AZIONISTA: “SE VINCE LA LE PEN SI SALVERÀ ANCHE L’ITALIA”

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PRESIDENZIALI IN FRANCIA, LA PROFEZIA DELL’AZIONISTA: “SE VINCE LA LE PEN SI SALVERÀ ANCHE L’ITALIA”

Se Marine Le Pen dovesse vincere le elezioni presidenziali francesi di aprile e maggio, i mercati reagirebbero con un picco di volatilità per gli asset francesi dovuto all’incertezza e un “marcato ampliamento” dello spread tra le obbligazioni francesi e i Bund tedeschi.

Queste le reazioni immediate dei mercati secondo Mark Burgess, responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments, nel caso in cui la leader del Front National dovesse vincere alle prossime elezioni presidenziali in Francia.

E nel caso di una rottura dell’Unione europea e dell’euro, il sistema bancario italiano barcollerebbe e si assisterebbe a una svalutazione della lira, il che sarebbe positivo per l’Italia.

Una vittoria di Le Pen, secondo Burgess, accrescerebbe la probabilità di un abbandono dell’euro da parte della Francia, di una disgregazione dell’Unione europea e di un ritorno dei singoli Paesi alle valute nazionali esistenti.

“Il sistema bancario interconnesso dell’Unione si troverebbe esposto a significative pressioni, con conseguenze a carico del settore finanziario globale”. Sul fronte azionario, il mercato europeo “potrebbe cedere nell’immediato fino al 10% per via dell’incertezza sulle possibili implicazioni per l’Ue, con ripercussioni potenzialmente maggiori sulle borse mondiali”.

Le società con fondamentali solidi in settori meno interessati dai cambiamenti geopolitici “dovrebbero dare prova di una discreta tenuta”.

Tuttavia, visto il debito denominato in euro, “a essere penalizzate maggiormente sarebbero con ogni probabilità le banche europee, che potrebbero lasciare sul terreno il 20-30%, vista la flessione del 20% accusata in reazione alla Brexit”.

Il responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments sottolinea che gli istituti di credito europei “sono ormai da anni sull’orlo di una crisi” e, a medio termine, “considerata la situazione in cui si trova attualmente il sistema bancario italiano, quest’ultimo non sembra in grado di poter resistere alle conseguenze di un crollo dell’euro”.

E a essere colpiti non sarebbero soltanto i Paesi fortemente indebitati, ma anche quelli come la Germania, che detiene titoli di debito francesi e italiani.

A medio termine, un’eventuale disgregazione dell’euro “esporrebbe il neo-introdotto franco a pressioni in un contesto in cui gli investitori tenterebbero di coprire il rischio vendendo la valuta”.

Per quanto riguarda altre vecchie valute europee che potrebbero risorgere dalle ceneri, “il marco tedesco si rafforzerebbe a fronte di un calo della lira italiana”.

Per l’Italia e la Grecia in questo caso di sarà in realtà un risvolto molto positivo, “sotto forma dell’agognato deprezzamento delle rispettive valute”, spiega Burgess.

La rinazionalizzazione della politica monetaria “permetterebbe ai singoli paesi di svalutare le monete nazionali, ma amplificherebbe anche il problema di rimborsare il debito denominato in euro”. Che nel caso dell’Italia, tuttavia, è modesto.

I titoli di stato per oltre il 90% potrebbero essere rimborsati nella nuova valuta nazionale.

 

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