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MICHELE, MORTO A 51 ANNI DURANTE L’ARRESTO: ASSOLTI ANCHE IN APPELLO I 4 POLIZIOTTI IMPUTATI

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MILANO – La corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato le assoluzioni dei 4 poliziotti che erano imputati per omicidio preterintenzionale nel processo per la morte di Michele Ferrulli, manovale di 51 anni deceduto per arresto cardiaco il 30 giugno 2011, mentre gli uomini delle Volanti lo stavano ammanettando a terra per schiamazzi notturni. In primo grado, nel luglio 2014, gli agenti erano stati assolti. Il procuratore generale Tiziano Masini, nel corso della sua requisitoria, aveva invece chiesto la condanna a 7 anni e 8 mesi di carcere per gli agenti di polizia Francesco Ercoli e Michele Lucchetti, imputati per omicidio preterintenzionale e falso ideologico. Il magistrato aveva invece deciso di contestare un’accusa meno grave, ossia quella di eccesso colposo nell’uso dei mezzi di costrizione fisica, per gli altri due poliziotti, Sebastiano Cannizzo e Roberto Stefano Piva. LA FIGLIA: SENTENZA VERGOGNOSA «È una sentenza vergognosa arrivata solo perchè sul banco degli imputati c’erano quattro appartenenti alle forze dell’ordine. Con questa sentenza perde l’Italia intera, ma noi non ci fermeremo e andremo avanti perché mio padre deve avere giustizia». Lo ha detto, commossa con le lacrime agli occhi, Domenica Ferrulli, figlia di Michele, il manovale morto nel 2011 per arresto cardiaco mentre veniva ammanettato, dopo la sentenza che ha confermato in appello l’assoluzione per i quattro poliziotti imputati. Per i legali dei quattro agenti, gli avvocati Massimo Pellicciotta e Paolo Siniscalchi, «la verità trionfa sempre e questo era un processo in cui il fatto era prevalente su tutto». I difensori hanno sottolineato come «per fortuna c’era un video che ha fatto giustizia sull’emotività e sulle suggestioni». Il riferimento è a un filmato che ha ripreso la scena dell’arresto ed è stato acquisito agli atti dell’inchiesta e dei processi.  IL PROCESSO DI APPELLO Nelle scorse udienze del processo di secondo grado, il sostituto pg di Milano Tiziano Masini aveva chiesto di ribaltare il verdetto di assoluzione di primo grado (decisa il 3 luglio 2014 dal Tribunale, mentre il pm aveva chiesto 7 anni di carcere per i quattro imputati) e di condannare i poliziotti a pene comprese tra i 16 mesi e i 7 anni e 8 mesi di carcere, distinguendo le responsabilità e le accuse di omicidio preterintenzionale e colposo. La Corte, presieduta da Sergio Silocchi, ha confermato, invece, le assoluzioni. I quattro agenti erano in aula al momento del verdetto e alcuni familiari e amici degli imputati hanno accolto la sentenza con gesti ed espressioni di gioia. In aula c’era anche la figlia di Michele Ferrulli, Domenica, e con lei anche Lucia Uva, la sorella di Giuseppe Uva, morto nel 2008 all’ospedale di Varese dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei carabinieri (il processo di primo grado è finito con l’assoluzione di due carabinieri e sei poliziotti). Il pg Masini aveva sostenuto che i quattro agenti avevano messo in atto contro Ferrulli «un arresto illegale e arbitrario» e ciò anche perché ad un «oltraggio a pubblico ufficiale, per cui non è previsto il provvedimento, non possono seguire addirittura violenze da parte delle forze dell’ordine». E aveva parlato di «botte» e «percosse». In particolare, l’accusa di omicidio preterintenzionale, secondo il pg, andava mantenuta solo nei confronti di due poliziotti, Francesco Ercoli e Michele Lucchetti, quelli che intervennero per primi quella sera in via Varsavia, a Milano, dopo una segnalazione per schiamazzi. Per loro era stata chiesta una condanna a 7 anni e 8 mesi comprensiva anche dell’accusa di falso. Mentre per gli altri due, Roberto Stefano Piva e Sebastiano Cannizzo, arrivati dopo sul posto, il pg aveva chiesto rispettivamente 16 e 18 mesi per omicidio colposo con eccesso colposo nell’uso dei mezzi di coazione fisica. I legali dei poliziotti, gli avvocati Massimo Pellicciotta e Paolo Siniscalchi, invece, anche stamani, ribadendo la richiesta di conferma delle assoluzioni, avevano spiegato che «in questo processo abbiamo soltanto che gli agenti hanno svolto il loro dovere e che non avevano a disposizione un monitor per controllare la pressione di Ferrulli ad ogni istante». La difesa aveva anche chiarito che l’arresto era stato legittimo perchéFerrulli quella sera era minaccioso e «aggressivo».

 

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