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La profezia del banchiere sull’euro: la Germania è condannata a morte!

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La profezia del banchiere sull’euro: condanna a morte per la Germania

Brexit, Mervyn King sul futuro dell’eurozona: “Senza unione fiscale, finisce l’euro”

Brexit, Mervyn King sul futuro dell'eurozona: "Senza unione fiscale, finisce l'euro"

Mervyn King, dal 2003 al 2013 governatore della Bank of England, non ha dubbi su che cosa ne sarà dell’economia britannica dopo la Brexit e l’addio al mercato unico europeo: la Grand Bretagna se la caverà. Chi dovrà davvero preoccuparsi sono i Paesi rimasti nell’Unione europea, in particolare nell’Eurozona.

Una volta che la Gran Bretagna avrà chiarito la regole per tutti quei cittadini europei già sull’isola prima del referendum, il governo non dovrà far altro che “disctere un trattato di libero scambio. E scommetto – ha detto King – che la maggior parte dei Paesi Ue sarà contenta di farlo visto il nostro grande deficit commerciale”.

Quel che invece deve far temere il peggio sono le tensioni interne all’Eurozona. Secondo King, la posizione di Mario Draghi “impossibile” dimostra quanto sia vicino il punto di rottura, senza una riforma strutturale radicale dell’Ue. Da un lato c’è la Germania che vuole tassi di interesse e un cambio euro/dollaro più alti, dall’altro ci sono Francia e Italia che chiedono l’esatto opposto. Questi attriti possono portare l’Eurozona in una nuova e pericolosa crisi: “senza un dibattito genuino e un reale cambiamento. Qualcuno – dice King – deve convincere la Germania che non ci sono alternativa per salvare l’euro”.

Il peccato originale che porta con sé la nascita dell’euro è averlo fatto senza una vera “unione fiscale, un terribile errore”. I veri problemi che stanno colpendo l’Ue, a comunciare dalla disoccupazione giovanile, stanno portando all’ascesa “di nuovi partiti politici che incolpano l’unione monetaria. Vengono liquidati come populisti, ma le loro critiche sono basate su fatti economici, che le élite non capiscono”.

Il futuro dell’economia europea dipende ancora una volta dalla volontà della Germania che dovrà accettare un’unione fiscale oltre che monetaria. Un passo indietro per Berlino che potrebbe rimetterci almeno: “il 5% del Pil indefinitivamente. Il conto sarà molto alto, ma necessario per permettere ai Paesi del Sud di conservare la piena occupazione. Tra questi – ha chiarito King – metto anche Francia e Italia oltre a Spagna, Portogallo, Grecia e Cipro”. In Germania però nessun politico ha la minima intenzione di annunciare ai propri elettori cattive notizie: “Stiamo andando verso il disastro”.

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