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“Caro Grillo, mi dispiace ma non sarai il mio giudice”

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Grillo, non sarai il mio giudice

Un comico, già responsabile di due morti per i quali non ha mai chiesto neppure scusa ai parenti e in passato un po’ furbetto con il fisco, vuole istituire un tribunale del popolo per giudicare le notizie pubblicate dai giornali e trasmesse dai telegiornali. Non gradisce, Beppe Grillo, che si parli del suo movimento, che si curiosi dietro le quinte, che si parli dei loro affari, che non si riporti il suo verbo senza commenti. «Tutte balle, bufale», dice il comico in uno dei non rari momenti di alterazione mentale «che vanno smascherate e punite».

In un certo senso, ben ci sta. La mia categoria ha per troppo tempo protetto, coccolato e agevolato la propaganda di un branco di ragazzini viziati e arroganti che si sono pure dimostrati totalmente incapaci e inadeguati alla prima prova dei fatti. Oggi molti miei colleghi si diranno indignati. Sono gli stessi conduttori di tg e talk show che per anni hanno accettato le condizioni poste dal comico alla «libera stampa»: in onda solo senza altri ospiti in studio, temi e domande concordati. Sono gli stessi colleghi che corrono alla conferenza stampa della sindaca Raggi pur sapendo che non potranno fare domande perché la signora non le accetta.

Il grillismo è un pallone gonfiato, e noi giornalisti abbiamo soffiato mica poco. Per questo dovremmo essere processati, di questo dovremmo rispondere all’opinione pubblica. Abbiamo fatto passare Di Maio per uno statista, la Raggi per una sindaca, il loro sponsor Travaglio per un vate. «Onestà», gridavano i fenomeni, e il fenomeno lo scriveva e riscriveva, lo pontificava tutte le sere in tv. Adesso che le inchieste giudiziarie e i fatti politici dimostrano che i Cinquestelle sono tutt’altro che il partito degli onesti, il vate balbetta imbarazzato, il ballista Grillo si rimangia i dogmi e riscrive le sacre carte del movimento per non soccombere sotto la raffica di avvisi di garanzia per i suoi. È come fanno i mascalzoni: per salvarsi, ribaltano la verità. I cattivi, gli immorali, siamo noi che non ci siamo mai piegati alle loro regole illiberali. Grillo vuole che i giornali scrivano la verità? Lo accontento: Grillo, sei un buffone e non mi processerai, né tu né quell’accolita di cialtroni miracolati dalla storia che ti circonda.

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